È il primo progetto avviato dall'Associazione ASAA ONLUS e che probabilmente non vedrà mai la parola fine, almeno fino a quando esisterà una sola persona della strada che  non conosca l'Alopecia Areata e che non sappia cosa comporta per chi vive con la patologia.

Dare visibilità all'AA significa tentare di rimuovere ogni ostacolo di natura culturale e sociale che attualmente ne impedisce l'emersione, il riconoscimento sociale e istituzionale.

Ogni attività ASAA ONLUS persegue trasversalmente questa finalità nella piena convinzione che solo divulgando informazioni sulla patologia, mostrandola, raccontandola si possa renderla visibile e riconoscibile alla e dalla collettività.

Più l’immagine di una persona con Alopecia Areata è visibile, più questa diventa accettabile.
Più se ne parla, più si riduce la sommersione.
Più informazioni circolano meno si alimenta l’ignoranza sulla patologia.
Più viene usata la parola Alopecia più la società saprà della sua esistenza: le parole creano la realtà!

Queste piccole operazioni:

  • contribuiscono a ridurre il rischio di discriminazioni nei contesti scolastici, lavorativi, di vita
  • consentono a un numero maggiore di persone di uscire allo scoperto
  • permettono di contarsi e ottenere dati più precisi circa la frequenza della patologia attualmente solo stimata
  • riducono la possibilità che l’assenza di capelli venga confusa con un effetto collaterale della chemioterapia

Cosa possiamo fare?
Sentire la libertà di mostrarci a testa scalza se e quando lo desideriamo
Abbondare nel buon uso della parola Alopecia
Spiegare pazientemente cosa è l’Alopecia ai nostri familiari, amici e amiche, colleghi e colleghe di lavoro e a chiunque riteniamo abbia bisogno di informazioni.

Portiamo a spasso la nostra Alopecia!

Il Progetto Famiglie e Minori nasce con l’intento di rispondere ad un bisogno specifico: dare sostegno alle famiglie con bambini e bambine che vivono l’esperienza dell'Alopecia Areata, nelle sue diverse forme.

L’alopecia può essere considerata come uno di quegli eventi critici che mettono alla prova tutto il sistema familiare, necessitando di nuovi equilibri. È un evento, generalmente improvviso, che sconvolge la routine, portando con sé preoccupazione, dolore, senso di colpa. Le reazioni, tuttavia, possono essere molto differenti a seconda dell’età di insorgenza della patologia (dalla nascita, nella prima infanzia, in adolescenza) della fase del ciclo di vita familiare, delle modalità con cui si manifesta (improvvisa, graduale) , delle forme che può assumere (areata, totale, universale).

Quali sono i suoi obiettivi?

Le sue parole chiave sono accoglienza, ascolto, confronto e valorizzazione delle risorse.

Come e dove?

Per raggiungere questi obiettivi ci incontriamo virtualmente sui social, ritagliandoci dei momenti di incontro diretto, promuovendo progetti mirati, che tengano conto delle differenti fasi evolutive dei bambini e ragazzi colpiti dalla patologia, sensibilizzando i contesti educativi nei quali sono inseriti.

All’interno del gruppo chiuso Facebook, le famiglie possono scambiarsi consigli, trovare risposte concrete ai propri dubbi o, semplicemente, ricevere solidarietà da parte di chi condivide lo stesso vissuto.
Per partecipare al gruppo chiuso presente su Facebook, segui queste semplici operazioni:

  1. cerca il gruppo chiuso Facebook “Alopecia Italia Famiglie”;
  2. clicca “Iscriviti”.
  3. nel giro di poche ore la tua richiesta verrà accolta e sarai accolto dalla responsabile del progetto Famiglie e Minori e potrai confrontarti con altre famiglie.

Per avere informazioni puoi contattare la dott.ssa Alessandra Sbarra, referente del progetto Famiglie e Minori e vice presidente di ASAA ONLUS, scrivendo all'email v.presidenza@sosalopeciaareata.org.

Affinché la conoscenza non resti qualcosa di virtuale, vengono proposti incontri durante i quali, a momenti specifici di sostegno, sono affiancati momenti di pura convivialità, pranzi o cene aperte a tutte le persone sofferenti di questa patologia, così come a  parenti ed amici.
Si tratta di giornate in cui genitori e bambini si confrontano con psicoterapeuti, formati ad hoc, per raccontare il proprio vissuto e attivare risorse, al fine di affrontare le criticità emerse. Vengono proposti laboratori creativi che consentano ai bambini di esprimere le proprie emozioni, anche quelle spiacevoli, in un clima di accettazione, esaltazione e valorizzazione delle differenze. 

Infine, ci occupiamo di sensibilizzare le agenzie di socializzazione, in primis la scuola, per dare a tutti gli strumenti per relazionarsi in modo positivo con quella che, a tutti gli effetti, non è una patologia invalidante né un handicap. Interveniamo personalmente laddove siano presenti particolari difficoltà di inserimento scolastico, offrendo sostegno e facendo informazione.

 

Pina La Volpine

Pina La Volpina - Mascotte del progetto F&M Famiglie e Minori
ideata e illustrata da Walter Petretto - www.uolterprojects.com

“Ciao, sono Eva!

Ho 17 anni e ho avuto l’alopecia quando stavo finendo la quinta elementare, quindi, quando avevo 10 anni e mezzo. La prima chiazza, che era piccolissima, è spuntata verso inizio maggio del 2009 e mia mamma mi ha portato dal dermatologo per sapere di cosa si trattasse. Il dermatologo disse che secondo lui era alopecia areata e mi diede una lozione da mettere sulla chiazza. Col passare del tempo, al posto di migliorare, la chiazza si apriva sempre di più e iniziarono a spuntarne delle altre. A questo punto, sia io che la mia famiglia, eravamo spaventati perché non capivamo cosa stesse succedendo e soprattutto perché! Mia mamma mi portò allora da un altro dermatologo che non era per niente competente e men che meno comprensivo, infatti, mi disse che era colpa mia se mi cadevano i capelli e che dovevo farmeli ricrescere al più presto. Dopo quella visita mi sono sentita malissimo e ho pianto come un fiume in piena.

Intanto era iniziata la prima media e i capelli cadevano a ciocche e, in men che non si dica, nel giro di 3 mesi, li persi tutti comprese ciglia, sopracciglia e tutti i peli del corpo. Ci è voluto molto tempo per accettare la mia nuova me ma, per fortuna, ho trovato degli amici con la A maiuscola e dei prof estremamente comprensivi che mi hanno sempre aiutata e difesa da chi mi prendeva in giro. Adesso sono in quarta superiore e sto vivendo la mia vita al meglio. L’anno scorso sono andata in stage in Inghilterra e quest’anno andrò in Spagna e devo dire che l’alopecia non ha intaccato per niente la mia felicità di questa nuova, fantastica esperienza. A volte mi è capitato di non volere fare una determinata cosa per il problema che mi affligge, lo so, non è facile conviverci, ma me ne devo fare una ragione e, soprattutto,  non deve condizionare la mia vita. Se voglio fare qualcosa la faccio e basta!.”

Eva, 17 anni, AU

“Filippo ha 11 anni e da 3 e mezzo ha l'Alopecia Universalis. Quest'anno ha iniziato le medie ed ha cambiato anche scuola. Conosceva solo quattro altri ragazzi nella sua classe. Al primo incontro con la professoressa di italiano, le ho spiegato perché fosse senza capelli e se sarebbe stato possibile parlarne alla prima riunione di classe.

Mi ha risposto che ci avrebbe pensato lei e, infatti, qualche tempo dopo, alla prima occasione buona, ha tirato fuori la questione, partendo da lei, che soffre di allergia e poi chiedendo alla classe se qualcuno voleva raccontare di sé.

Filippo ha raccontato a tutta la sua classe di avere una malattia autoimmune, come ce ne sono altre, nel suo caso gli anticorpi mangiano tutti i capelli sul nascere.

Da lì anche altri hanno esternato la loro storia, ad esempio, Greta ha raccontato che da piccola ha avuto la leucemia e che, periodicamente, deve fare controlli, anche se ora sta bene. Questo è quello che dico a Filippo: l'alopecia si vede subito ma molti altri hanno patologie anche se non si vedono. Non è una consolazione ma la realtà.”

Elisa, mamma di Filippo, 11 Anni AU

“Sono Stefania, mamma di Ginevra, una bimba di quattro anni e mezzo che ha manifestato i primi segni di alopecia areata a circa un anno e mezzo. Adesso si è evoluta in alopecia totale.

All’inizio, scoperta la malattia, io e mio marito abbiamo vissuto momenti di crisi e sconforto, un po’ perché non sapevamo niente di questa malattia e soprattutto perché, fin da subito, nessuno ci ha dato false speranze su possibili cure risolutive: sapere che nessun medicinale avrebbe portato ad una guarigione definitiva è stato veramente duro da accettare.

E’ seguito, soprattutto per me, il senso di colpa: una mamma vorrebbe proteggere i propri figli da tutte le sofferenze e da ogni problema e, invece, l’avevo fatta io stessa con una mancanza, non perfetta. Una dottoressa ci ha poi parlato di alopecia da stress interrogandoci su eventuali traumi subiti dalla bambina…

Non vi dico che genitori ci siamo sentiti.  Ma quale stress può vivere una bambina di neanche due anni, tra l’altro amata e desiderata in un modo immenso? Ricordo che continuavo a ripetere “ siamo una famiglia normale, siamo una famiglia normale”… Anche il senso di colpa è stato un duro scoglio da affrontare.

Quando Ginevra ha iniziato a frequentare la scuola materna abbiamo vissuto l’inserimento con relativa tranquillità: era la scuola del nostro piccolo quartiere, dove tutti la conoscevano già e, in più, molti bambini andavano già al nido con lei, quindi le famiglie ormai erano al corrente della sua patologia. Infatti tutto è andato per il meglio, grazie anche alle maestre e al passa parola tra genitori.

La nostra grande paura riguarda, invece, l’inserimento alla scuola primaria: sarà, prima di tutto, un ambiente nuovo e in una fascia di età dei bambini diversa. La diversità e, in particolare quella estetica, porta a volte alla non accettazione, alla presa in giro e alla derisione; in più la non conoscenza della patologia porta a collegarla a malattie ben più gravi come a tumori.

Tutto questo ci spaventa molto!!!

Inoltre credo che le figure di riferimento educative (in questo caso le maestre) non siano sempre preparate e disponibili a gestire gli aspetti relazionali e psicologici. Per esempio spesso vediamo adulti che di fronte alle affermazioni o alle domande dei loro figli riguardo all’aspetto fisico di Aurora li zittiscono o li sgridano anziché dare loro spiegazioni e risposte. Spesso perché loro stessi ignorano il problema. A Ginevra vedere queste reazioni da parte degli adulti non fa bene perchè le trasmette che il suo è un problema del quale non si può parlare, mentre, noi tutti lottiamo per trasmetterle esattamente il contrario.  

Sicuramente la maggior informazione aiuterebbe e sarebbe importante per dare più tranquillità ai bambini e alle loro famiglie. La diversità che tanto  spaventa tutti, può diventare un grande risorsa di crescita e di riflessione.”

Stefania mamma di Ginevra, 5 anni, AU

“Sono la mamma di una bimba di 27 mesi con Alopecia, non più Areata, ma, Universale.

Capire, metabolizzare ed accettare questa malattia per me è ancora difficile. Vedere trasformare tua figlia e non poter contrastare la caduta ti rende così infelice che hai difficoltà ad assaporare le cose belle che la vita ti riserva. Ogni capello caduto è un pezzettino di cuore che si sbriciola. Poi, ti accorgi che i capelli non ci sono più ma il tuo cuore continua a battere. A settembre, ci sarà l'inserimento a scuola e questo per me è motivo di ansia terribile. Vorrei tenerla con me per tutta la vita, per proteggerla ed essere con lei in qualsiasi momento, in qualsiasi situazione lei abbia bisogno.  Ma,  sai che non è giusto, sai che il tuo uccellino deve uscire dal nido e spiccare il volo. Ho paura che la prendono in giro, ho paura del bullismo, ho paura dello sguardo della gente che evidenzia la diversità, ho paura che lei di senta inferiore, e, tutto ciò, limiti le sue capacità e potenzialità in futuro. A me non interessa che le ricrescano i capelli!

Io vincerò la guerra contro l'alopecia quando mia figlia si sentirà bella così, quando la sua diversità sarà la sua forza,  quando non si preoccuperà solo di apparire ma anche di essere.  Spero che sia una bimba speciale, che capisca che i suoi occhi brillano come due stelle, che il suo sorriso riscalda più di un raggio di sole. Ma non so se sarò capace di rendere la mia piccola principessa così forte! La vita è già cattiva e dura per chi "non ha niente" ,immaginiamo per chi è più vulnerabile. Da quando ho conosciuto Asaa non mi sento più sola. La forza e la positività di questo gruppo mi fa sorridere e asciugare le lacrime. Mi da forza nei momenti bui, mi da coraggio nell'affrontare l'argomento, mi da amore nel vedere tutti i volpini sereni.  Sarà un percorso lungo, una lotta continua e vorrei avere le capacità e le competenze per formare le maestre e i genitori degli altri bambini perché sono convinta che l'educazione nasce all'interno del nucleo familiare: una famiglia sensibile avrà figli attenti, sani, dolci e premurosi. Lo vedo con i fratelli di bambini disabili che hanno una marcata predisposizione a prendersi cura del più debole. Vorrei ringraziare e abbracciare tutti per la dedizione e il tempo che perdete per noi genitori.

Un grazie anche dalla mia piccola volpina.”

Elisabetta mamma di Gioia, 27 Mesi, AU

Devo studiare come una matta ma leggendo quello che ha scritto una mia amica nella mailing list delle Volpine mi sono rivista io 6 o 7 anni fa... mentre si svolgeva esteriormente la grande caduta universale pure io crollavo con lei.... depressione anoressia attacchi di panico notturni tutto insieme... se ci penso mi sento male!

Lacrime versate senza motivo così dal nulla, se qualcuno alzava un pò la voce lacrime se mi facevano una carezza lacrime mentre seguivo le lezioni lacrime... non stavo bene in nessun luogo anche io mi sentivo inadeguata, a cosa poi non l'ho mai capito.... non mangiavo ma non per qualche sega mentale particolare, proprio non avevo lo stimolo se non mi dicevano di mangiare io proprio non ci pensavo... mi sforzavo perchè vedevo i miei genitori preoccupati e pure i miei nuovi amici dell'università che mi vedevano deperire mi stavano alle costole cercando di invogliarmi a mangiare tra mille discorsi e scherzi... e magari se non mi commuovevo per le attenzioni che ritenevo immeritate riuscivo a mangiare una merendina o due....che sono state il mio pranzo fino al risveglio dal rincoglionimento, la sera mia madre mi preparava i mie piatti preferiti in piccola quantità e allora qualcosa in più mangiavo ma con grandissimo sforzo, sempre con le lacrime in agguato e il nodo alla gola.

La notte zero non dormivo, avevo paura di dormire perché appena chiudevo gli occhi per lo sfinimento facevo sogni orribili e pure un paio di attacchi di panico che non auguro al mio peggior nemico... non so proprio come facevo ad andare avanti penso per inerzia!

Così per un po’ tra pianti insonnia e poco cibo sono andata avanti... depressione piena ma senza saperlo.

Un giorno per caso vado dal mio medico di famiglia e mi vede male.... me lo dice chiaramente  e neanche a dirlo giù lacrime, parliamo e parliamo all'infinito gli dico che non dormo che ho paura di dormire e che ho poca fame, dei capelli già sapeva... però nel mio terrore generale gli dico che ho paura di essere andata via di cervello... che non voglio dire a nessuno quello che mi sta succedendo... 

Insomma lui sapendo che tipo sono non mi consiglia la psicoterapia ma mi da una cura... 

Una pastiglia contro gli attacchi di panico prima di andare a dormire... dei farmaci usati comunemente per chi ha attacchi di pavor notturno o anche diurno, poi un altre due pastiglie durante il giorno antidepressivi...

Ovviamente tutto molto soft dato che dovevo continuare le lezioni.... e si perché la mia terapia è stata questa: continuare a fare la vita di sempre... e parlare con lui ogni tanto quando ne sentivo il bisogno... dicendomi che una depressione come la mia è più che naturale con la perdita di capelli improvvisa che stavo avendo ma che non dovevo farmi ingoiare dagli eventi ma viverli e superarli...

Anche se con sacrificio e fatica, le pastiglie mi avrebbero dato una mano ad iniziare il percorso ma ad un certo punto io stessa le avrei abbandonate perché non ne avrei sentito il bisogno...

E così è stato, non dico sia stata una passeggiata anzi un martirio...

Tutti i giorni mi vedevo un mostro ma pian piano passando il tempo mi guardavo allo specchio e mi dicevo "però son sempre la solita figa"(da notare la modestia)...

Più il tempo passava meno piangevo e più mi piacevo, e più dimezzavo le pastiglie più mi sentivo soddisfatta perchè mi dicevo "sto facendo tutto da sola senza aiuti esterni e sono di nuovo S.!".

Sono, non senza difficoltà, arrivata a sentirmi bene con me stessa e con gli altri...

Mi sentivo diversa sia fuori che dentro, in un certo senso ero rinata ma veramente...non c'era più la S. stronza di un tempo convinta di spaccare il mondo e sicura arrogante e presuntuosa, menefreghista ....no totalmente diversa sempre lo stesso carattere molto forte ma smussato e addolcito...

Prima sbandieravo ai 4 venti che ero autonoma che non avevo bisogno di nessuno che non volevo bene a nessuno perché la gente non ti da niente per niente pure il bene aveva un prezzo secondo me...

Con l'alopecia universale è cambiato tutto io avevo e ho bisogno degli altri ho bisogno di voler bene e che le persone mi vogliano bene, sento il bisogno di dare quello che ho di buono (la lingua tagliente mi è rimasta).... e cosa importante non ho vergogna di dire o scrivere queste cose, cosa che la S. con i capelli non avrebbe mai detto o scritto perché forse non aveva mai sofferto e aveva avuto tutto e subito senza mai chiedere?!

Non lo saprò mai...

Credo che la mia depressione e la conseguente accettazione sia stata dolorosamente breve e intensa, mi ha lasciata senza capelli e mi ha fatto scoprire una S. complicata e sconosciuta ma sicuramente una persona migliore.

Non so se le mie parole ti saranno utili, però per dirti che ora è un periodo così io l'ho passato... 

Io lo ho affrontato con 3 pastiglie e il mio medico curante...

Però passa non dura per sempre.

Io pensavo non finisse mai perché quando ci sei dentro non vedi uscite ti senti impantanata con il pianto con il sentirsi sola  anche in mezzo a persone che ti amano e si anche con il sentirsi brutte...

E' inutile che ce la raccontiamo ci si sente brutte: vedi una persona diversa allo specchio non sei più tu...

Io mi dicevo"non sono io" mentre mi guardavo allo specchio...

Poi è un lampo... ti alzi una mattina e non ti senti così male come al solito e inizi a guardarti intorno con occhi diversi e guardi anche te stessa con occhi diversi...

E a piccoli passi inizia la risalita!

Ti auguro che passi in fretta questo periodo.

Un bacio

S.

Ciao,
sono Barbara, AU dal 2002. E iniziare così sembra già di partecipare a una riunione dell’anonima alcolisti. Quindi non va bene. Teniamo buono il “ciao sono Barbara” e ricominciamo.

Ci sono molti modi di affrontare le difficoltà della vita. Il più comune, purtroppo, è quello di incurvare le spalle, spegnere lo sguardo e sentirsi i più sfigati dell’Universo (e anche degli universi che ancora non conosciamo). Così facendo in realtà lo diventiamo anche, sfigati, attorniandoci di energie negative che non se ne vanno più. Energie che a volte, ahimè, prendono anche sembianze umane: abbiamo una mamma che ci compatisce, abbiamo amici che ci danno pacche sulle spalle, spalle su cui piangere, scatole intere di cleenex a disposizione. E’ un circolo vizioso, tutto triste e allagato di lacrime, magoni, pensieri scuri.

Così è anche per noi che abbiamo l’AA.

Ci succede questa cosa ed entriamo subito in conformazione da depressione, da centro esatto di congiura cosmica. Ci vergogniamo, ci intristiamo, ci agitiamo e ci convinciamo molto in fretta (troppo in fretta?) che la nostra vita non sarà mai più la stessa. E ci sentiamo discriminati, da tutti, dai più almeno.

Ora, Vi dico una cosa.

Veniamo discriminati perché siamo tristi e pallosissimi, non perché non abbiamo i capelli.

Ma chissenefrega dei capelli. Non sono funzionali a nulla, i capelli.

La verità è che una persona triste, depressa, insicura, ansiosa, spenta non piace. Ma non si è mai visto che una persona non piaccia per via dei capelli o dei non capelli. Sono stata fortunata, perché ho un caratteraccio.

Quando ho perso i capelli (sì sì tutti, in un mese, a mazzi... solita storia insomma) ho cominciato a vedere nuvoloni neri di compassione e tristezza addensarsi al mio orizzonte: il che per un mesetto magari ti fa anche gioco.

Overdose di coccole, attenzioni che mai nella vita, interesse sincero verso me e ciò che stavo vivendo. Ma poi che palle! Tutta sta gente intorno, tutti a dire la loro, a fare congetture. E io spaesata e triste in mezzo a tutto questo baillame.

E più diventavo triste, più la mia cerchia mi si stringeva intorno e meno riuscivo a comunicare con l’esterno, a ricalarmi nella mia realtà.

Che è quella di una persona perfettamente sana, con un caratteraccio, con senso dell’ironia, ma senza capelli. Notate come stona la parola capelli in mezzo a connotazioni di tipo caratteriale? Da quando una mano influisce sul nostro umore in modo determinante? O un neo? O la cellulite? (ok ok la cellulite sì).
Quindi perché i capelli sì?

Mi sono scossa in fretta, grazie anche all’aiuto delle volpine certo, e alla mia consapevolezza di non voler essere una persona triste, pallosa, complessata e quindi discriminata.

Un atteggiamento positivo attira atteggiamenti positivi. E’ una legge di natura. Come il suo contrario. Quindi possiamo liberamente scegliere da che parte stare.  Per i capelli posso fare poco o niente, al momento. E non sono disposta a fare niente che possa anche minimamente compromettere cose più serie dei capelli.

Ho detto no a immunosopressori, cortisone e altre tecniche aggressive. Ho scelto l’omeopatia. Ho riavuto le sopracciglia e le ciglia. I capelli vanno e vengono. Adesso sono andati. So, da tempo, che è un qualcosa su cui non posso far conto. Ma, onestamente, prima di perderli, facevo conto sui capelli per cosa? Magari sono un po’ brusca, lo so. Magari anche antipatica, va bene. Dopo l’AA, ma anche prima per la verità, ho avuto prove più dure. Ho sofferto infinitamente di più per altre cose che davvero hanno cambiato il corso della mia vita.

Non è che chiodo scaccia chiodo, ma che tutto debba essere messo in una giusta prospettiva sì, di questo ne sono convinta.

E se l’AA fosse l’occasione giusta per tirare fuori la nostra vera personalità e imparare a volerci bene sul serio?

Barbara

La prima volta che l’ho conosciuta ero nei primi anni dell’elementari. Ho un ricordo vago, ricordo che indossavo tanti capellini carini fatti a mano dalla mia mamma e che mi stupivo che questo creasse tanto interesse da parte degli altri.

Ben impresse invece ho alcune sale di aspetto di medici, l’ansia di mia mamma, le iniezione nella cute, i lunghi viaggi in macchina dal paese alla città per il consulto presso il luminare esperto di turno.

A testimone concreto di tutto ciò conservo le foto della prima comunione.

Poi ricrescono.

La malattia si è ripresentata quando frequentavo le medie. E da preadolescente mi ha dato sicuramente più fastidio. Nessun capellino, solo foulard, da cui uscivano i capelli sopravvissuti. E la sensazione di essere sempre guardata, additata come quella diversa, strana per qualche ragione misteriosa. C’era un’altra ragazza che portava il foulard come me, ma aveva la leucemia, e attorno ad essa c’era un alone di santità e di commozione, che chiaramente attorno a me non c’era.

Di nuovo la processione negli studi medici, fino ad approdare ad un dermatologo un po’ anziano, gentile, paterno, che abbandona le cure aggressive fatte fin ora e dal quel momento la cura si svolge in modo più soft.

Unico ricordo sgradevole, il ricovero in ospedale di un settimana, angosciante perché nulla mi veniva detto direttamente. Io non mi sentivo malata e non capivo il perché del mio stare in ospedale senza mai sapere se quello trascorso fosse o meno l’ultimo giorno di permanenza e che cosa mi avrebbero fatto se fossi rimasta.

Ricrescono.

Dopo dopo i vent’anni riecco le chiazzette.

Nel frattempo sono diventata da poco vegetariana e mi sento adulta. Decido di non andare da nessun dermatologo. Mi fido di un erborista e mi curo con tisane e complementi alimentari.

Ricrescono in fretta.

Cambio casa, città, situazioni, amori, portandomi scritta sull’agenda (riscritta di anno in anno) la formula della tisana, un po’ come un talismano.
Mi sposo e dopo qualche anno eccola lì di nuovo: la prima chiazzetta.

Che fare?

Ricomincio il pellegrinaggio con la certezza che prima o poi ricrescono. Ho perso però la formula della tisana miracolosa.
Nel frattempo i capelli cadono, ricrescono, ricadono.

I vari medici consultati, dermatologi, naturopati, omeopati, danno risposte diverse, le seguo per un anno, due, tre, ma se la situazione peggiora e le risposte mediche sono contraddittorie rispetto a quanto affermato nelle visite precedenti, li abbandono e ricomincio a cercare.
Continuano a cadere.

Poi per caso, quasi improvvisamente, sul grande mare del web trovo la mail list delle volpine. Fino al quel momento neppure sapevo che il termine della malattia deriva dal termine greco di volpe.

Mi si allarga il cuore.

Non sono più sola.

Non sono l’unica ad avere certi pensieri, non sono l’unica ad non entrare più dal parrucchiere, non sono l’unica i cui conoscenti hanno riempito di consigli perché con loro sistema passa subito, non solo l’unica che ha aspettato davanti ad una porta di uno studio medico, per sentirsi poi dire che “Lei è sicuramente una persona molto stressata, anche se lo nega, si prenda queste medicine, ma non si aspetti di guarire” oppure “Guardi, basta questo sciampo, e vedrà che guarisce in fretta”, ecc. ecc.

Ma soprattutto ho un sacco di amiche/ci in più sparse/i per tutt’Italia, spelacchiate/i e non.
E speriamo ricrescano!

È da tanto che pensavo di buttare giù una bozza di quella che è stata la mia esperienza, di quanto una cosa così futile come la perdita dei capelli mi abbia condizionato la vita.

Adesso all’età di 28 anni, con una diversa maturità e con una maggiore accettazione di me stessa, sono in grado di guardare indietro e razionalizzare tutto quanto.

Non ho mai accettato completamente la perdita dei miei capelli, ancora oggi evito di guardarmi allo specchio troppo a lungo e porto sempre un foulard sulla testa a coprire la mia “menomazione”.

Sembra assurdo ed esagerato, ma per una donna la perdita dei capelli è un forte attacco alla propria femminilità, è una fonte continua di insicurezza che condiziona in maniera illimitata la propria vita, le proprie emozioni, le relazioni umane.

Affrontare un tale vortice di emozioni e paure non è facile, soprattutto se sei estremamente sensibile, attenta agli atteggiamenti degli altri perché in continua ricerca di approvazione… e soprattutto se tutto questo comincia alla tenera età di 9 anni per poi esplodere del tutto a 12 anni. E’ la fine di tutto, ti chiudi in casa in lacrime sperando che sia solo un brutto sogno; pensi che sei stata punita per qualcosa che hai fatto, ma che presto sarai perdonata… e invece niente, i giorni passano e non cambia niente, ti senti solo risucchiata in questo baratro nero e non trovi un appiglio per riaffiorare in superficie…
 “Devi andare a scuola…” A scuola? Ma come faccio ad affrontare tutti quegli sguardi, le prese in giro… io non voglio andare a scuola, non voglio più vedere nessuno… Dio ti prego fammi morire, non ce la faccio… non posso affrontare tutto questo… da sola”.

Sembra incredibile, ma tutt’oggi mentre scrivo le emozioni di quella bambina di 12 anni, gli occhi mi si riempiono di lacrime e non riesco a smettere di piangere.

Quanta sofferenza…

Torniamo però a razionalizzare, niente succede per niente.

Ogni cosa, bella o brutta che sia, accade nella nostra vita per una ragione… il difficile è trovare un senso!

Sono fermamente convinta che senza questo piccolo imprevisto, oggi non sarei la persona che sono. In qualche modo quello che sembrava un problema insormontabile e la fine di tutto, è stato invece una specie di dono, qualcosa che ha reso speciale la mia vita e che mi ha permesso di essere unica.
 Lo so che sembra assurdo, ma oggi c’è una parte di me che è felice di aver affrontato tutto questo.

Finora ho ottenuto dalla vita tutto quello che volevo.

Mi sono concentrata sullo studio perché all’inizio era l’unica fonte di soddisfazione, gli unici successi nella mia vita. Poi però dalla massa di persone superficiali che si fermava alla semplice apparenza, sono emerse tante persone valide, tante persone che valeva la pena di conoscere.

Ho cominciato ad avvalermi di questa mia diversità per fare una prima selezione delle persone a cui potevo aprire le porte del mio cuore… e ha funzionato. Piano piano crescendo e andando avanti in quello che è stato il mio percorso finora, sono riuscita a sorridere di nuovo alla vita, a pensare alle cose belle che valeva la pena di vivere… non posso credere che ho desiderato di morire.

Ma proseguiamo per gradi.

La prima volta che ho sentito parlare di alopecia avevo 9 anni, era il giorno della mia prima comunione e mentre mi sistemava i capelli per il gran giorno, la mia mamma si è accorta che erano comparse della chiazze senza capelli proprio dietro le orecchie… cosa sarà mai? Niente di grave… spero. Siamo andate quasi subito dalla pediatra che mi ha fatto incontrare un dermatologo: si chiama alopecia, ma si può curare con delle creme da mettere in testa.
E’ cominciata così una lunga serie di cure che sembravano momentaneamente funzionare.

Ogni anno i capelli cadevano d’inverno, con la comparse di chiazze vuote sulla testa sempre più grandi, e ogni anno ricrescevano in estate.

Ancora però non potevo nemmeno vagamente immaginare a cosa sarei andata incontro.

La comitiva di amichetti cominciava a rendersi conto del problema, che diventava sempre più evidente, e a riempirmi di apprezzamenti… era cominciato l’inferno.

È pazzesco quanto a quell’età siano fondamentali l’aspetto fisico e gli abiti firmati, soprattutto se vivi, per pura casualità, in un quartiere di gente piena di soldi, mentre i tuoi faticano a fanno enormi sacrifici per crescere 3 figli.

Io non avevo la possibilità di comprare abiti o scarpe firmate ed ora non ero più neanche “normale” nell’aspetto esteriore, così venivo in qualche modo emarginata. “Tanto i capelli ricresceranno e allora vedremo chi è pelata, chi è brutta”… non potevo sapere che invece da lì a pochi anni la situazione sarebbe precipitata.

I ricordi di quel periodo della mia vita sono ovviamente lontani e offuscati. Ci sono però dei momenti, delle sensazioni così forti che sono rimaste impresse nella mia mente e nel mio cuore, indelebili, e rievocano immagini così chiare dal passato, che quasi sembra ieri.

Avevo 12 anni, ero ormai in seconda media con tutta una serie di problemi che tutti gli adolescenti devono affrontare a quella età… non doveva succedere così presto, ero solo una bambina.

Stavo facendo la doccia a casa e quando sono uscita dalla vasca da bagno, guardandomi per asciugarmi mi sono accorta che tutto il mio corpo era ricoperto di peli lunghissimi… no non peli… capelli (all’epoca li portavo a caschetto ma non troppo lunghi, per farli rinforzare mi dicevano).

Spaventata sono rientrata nella vasca a mi sono sciacquata via di dosso quella roba.

Poi col cuore in gola mi sono avvicinata allo specchio per capire cosa stava succedendo.

Ricordo benissimo che non potevo vedere da subito bene perché lo specchio era appannato dal vapore acqueo della doccia e solo dopo aver pulito con un panno ho capito. Metà della mia testa era completamente priva di capelli, erano caduti tutti per colpa dell’acqua… non poteva essere vero!

Un urlo di panico è uscito dalla mia gola per chiamare mamma, che ignara di tutto è corsa spaventata dal salone per vedere cosa succedeva.

Ancora oggi a volte chiamo la mia mamma con la stessa pretesa che lei possa fare qualcosa per risolvere qualsiasi problema, purtroppo però ancora non abbiamo trovato la bacchetta magica.

“Come faccio ad uscire così, mi prenderanno in giro tutti, mi vergogno… mamma fa qualcosa, ti prego aiutami”.

Avevo il compito di inglese il giorno dopo, e mamma dovette andare a scuola per spiegare ai professori la situazione.

Doveva spiegare perché la figlia di 12 anni non voleva più uscire di casa, perché si era chiusa in camera sua aspettando inerte che succedesse qualcosa, qualcosa che non l’avrebbe costretta a dover affrontare quella realtà.

Contattammo subito l’ospedale più importante nel campo dermatologico, e mi misero in lista d’attesa per il ricovero.

Passarono 3 mesi, giusto il tempo per far cadere anche l’altra metà dei capelli… oramai ero completamente calva.

Avevo però ripreso la scuola nel frattempo, non potevo perdere così tanti giorni. Allora l’idea: il mio primo foulard. Mamma mi mostrava le foto di lei in Brasile che lo portava spesso perché lì si usa così, per convincermi che nessuno si sarebbe accorto di niente, che poteva essere una nuova moda; e poi tanto era per poco tempo, di lì a poco sarei andata in ospedale e con la cura i capelli sarebbero ricresciuti di sicuro.

Ricordo ancora quando lei mi ha lasciata davanti la scuola col mio bel foulard viola in testa e tanta paura nel cuore… “come mi tratteranno adesso, cosa diranno?”. In classe, grazie anche all’intervento dei professori andava più o meno tutto bene, ma poi fuori era dura vederli ridere alle mie spalle; “pelata” era la parola che mi dicevano più spesso ed è la parola che ho odiato di più in tutta la mia vita…

È da allora che ho cominciato a camminare evitando gli sguardi della gente, a far finta di non accorgermi di niente perché faceva troppo male… “ricresceranno i capelli e tornerò bellissima, allora vedrete”.

Lentamente ho creato una specie di nube intorno a me per proteggermi da una realtà che non riuscivo ad accettare e tuttora, a volte mi sorprendo a camminare tra la gente “schivando” gli sguardi delle persone che mi circondano, per essere sicura di non incontrare occhi indiscreti che potrebbero intaccare la sicurezza in me stessa…

Quante lacrime ho versato…

Adesso che sono più grande capisco ancora di più quanta sofferenza ho causato alla mia mamma, quanto per un genitore debba essere doloroso vedere la propria bambina che soffre perché non può più vivere in maniera normale la sua vita. Essere totalmente impotente davanti al suo dolore, non poter fare niente se non affidarsi a decine di dottori e fare sacrifici per pagare le innumerevoli cure… mi si stringe il cuore quando torno indietro con la mente al mio primo ricovero… per la prima volta ho visto la mia mamma piangere perché doveva lasciare sua figlia da sola in quell’ospedale ad affrontare questa orrenda realtà… ma c’erano i miei fratellini, lei non poteva restare tutto il tempo con me… e così ancora sacrifici, lasciava loro a scuola e passava da me tutti i giorni, ma solo per un’oretta perché doveva prendere i mezzi e ci voleva un’eternità fino all’ospedale, per poi tornare a casa per preparare il pranzo.

Io rimanevo così sola e spaventata, ma mi facevo forza per non far stare ancora più male la mia mamma… e poi la sera passava papà a vedere come andava, come stava la sua bambina che doveva assolutamente trovare il coraggio di reagire e sconfiggere tutto quel male… ecco sto piangendo di nuovo, ma qui entrano in gioco troppe emozioni, mi dispiace così tanto che i miei abbiano sofferto tanto a causa mia… all’età di 12 anni mi sono trovata a dover capire che in realtà anche i miei genitori potevano essere fragili, che anche loro erano impotenti davanti a certe piccole ma grandi difficoltà… non erano invincibili come pensavo e adesso stava a me fare qualcosa… “reagisci ti prego”…

Il periodo di ricovero si è rivelato alla fine una specie di avventura, fatta di nuovi amici conosciuti tra i letti dell’ospedale, ma anche di vecchi amici che sono venuti a trovarmi pieni di regali… ricominciavo a sentirmi importante, tante persone si preoccupavano per me…

Dopo tutta una serie di analisi sono stata dimessa, ovviamente il miracolo non era avvenuto, non mi erano ricresciuti i capelli… ci voleva tempo, dovevo pazientare e continuare le cura a casa.

Nel frattempo uno degli psicologi con cui avevo fatto terapia, aveva suggerito ai miei di comprarmi una parrucca per la testa, magari coi capelli corti per mascherare il tutto, solo il tempo necessario ai miei capelli per ricrescere, così nessuno si sarebbe accorto di nulla.

Ricordo che all’epoca questo significava una spesa pazzesca per le possibilità dei miei, ma ho avuto comunque la possibilità di comprare la mia parrucca, grazie ai miei professori … ebbene sì, a quella età ho cominciato a dover guardare con occhi diversi un po’ tutto… anche i professori in realtà erano estremamente umani e si erano commossi davanti alla mia sofferenza, così avevano fatto una colletta per permettere ai miei una parrucca… non solo, la professoressa di matematica conosceva un posto dove andare e ci avrebbe accompagnate. Ho qualche ricordo di quel posto pieno di manichini per le parrucche, capelli ovunque. A me sarebbe piaciuta una parrucca coi capelli lunghi, sono sempre stata una fanatica dei capelli lunghi… ricordo che con mia cugina facevamo a gara ogni anno a chi li aveva più lunghi ed era da un po’ oramai che perdevo… però secondo tutti l’idea dei capelli corti, il più simile possibile ai miei, sarebbe stata la cosa migliore, così appena sarebbero ricresciuti i miei capelli la differenza non sarebbe stata troppo evidente.
I capelli non sono mai ricresciuti, il tempo passava e io continuavo a domandarmi quando sarebbe successo.

Ovviamente continuavamo a tentare ogni cosa, dalla medicina tradizionale all’omeopatia, dalle continue preghiere a qualche pensiero sul tentare con la magia… ma niente.

I dottori si prodigavano nello spiegarmi le innumerevoli ragioni che potevano aver causato il problema, tutti tentavano di convincermi che sicuramente si poteva risolvere il problema, ma dovevo volerlo.

A volte penso che gli adulti dovrebbero imparare a pesare un po’ di più le parole, dovrebbero fermarsi a riflettere sulle conseguenze che possono avere le cose dette a una bambina disperata.

“Sicuramente - mi dicevano - c’era una forte componente psicologica, magari un trauma in famiglia, la forte gelosia nei confronti dei fratellini…”
Ne avevo avuti 2 in troppo rapida successione, non ero più la cocca di casa.

E poi avevo già una personalità complessa, ero molto chiusa, non esternavo le emozioni e quelle cercavano una via di uscita, il mio fisico aveva bisogno di uno sfogo e lo trovava nel punto più debole: i capelli.

Infine c’era il discorso ormonale, l’adolescenza è un periodo difficile, il fisico di una donna subisce tanti cambiamenti e solo alla fine dello sviluppo, verso i 18-20 anni la situazione ormonale si stabilizza di nuovo, tante persone avevano risolto il problema dopo lo sviluppo…

“18 anni? Non posso rimanere così fino a 18 anni. Dio ti prego non così a lungo, non posso farcela per così tanto tempo”…

Se ripenso a questi pensieri, ai conti che mi facevo continuamente nella testa su quanto a lungo potevo sopportare questa situazione… mi viene da sorridere, ho 28 anni e i capelli ancora non sono ricresciuti… eppure sono sopravvissuta lo stesso, eppure la mia vita è meravigliosa lo stesso… come cambiano le priorità, quanto bisogna maturare per accorgersi di quali cose contano davvero nella vita.

Non c’era nessun trauma, nessun problema evidente e in quanto al mio carattere, si sono molto emotiva e vivo qualsiasi cosa, anche la più insignificante, in maniera estremamente intensa facendomi carico non solo dei miei problemi, ma anche delle sofferenze degli altri… ma non credo sia questo il punto.
Il tempo continuava a passare e le cose non miglioravano granché. Nel frattempo continuavo a crescere e mi ritrovavo ad affrontare nuove problematiche.
Il liceo, le amicizie, le prime esperienze amorose (delle altre perché a me non mi guardava nessuno, per me erano solo delusioni).

Lentamente quella parrucca che avrebbe dovuto essere un aiuto, si stava trasformando nel problema principale.

Col passare del tempo si stava rovinando ed era sempre più evidente che non erano capelli veri, così l’incubo che qualcuno se ne accorgesse era sempre più una realtà, e di nuovo tanta insicurezza.

Non solo, a complicare tutto c’era il fatto che la parrucca era solo poggiata sulla testa e quindi la paura che potesse cadere davanti a tutti: una volta in motorino era quasi capitata la disgrazia, per fortuna ho sempre il mio angelo custode vicino e quando la parrucca è volata via ho avuto la prontezza di prenderla al volo e rimetterla alla ben meglio sulla testa…” come avrei fatto se l’avessi perduta, mi avrebbero visto tutti… che vergogna”. Così era un continuo evitare le situazioni “pericolose”: niente più motorino; non uscivo se c’era vento; non uscivo se era troppo caldo perché la parrucca mi dava fastidio… mamma mia quanto sudava la mia povera testolina lì sotto; ovviamente non andavo al mare con gli amici; non andavo a ballare perché anche lì si suda e una botta in testa per sbaglio può sempre capitare… e, aggiungerei, così via.

Il contatto fisico con gli altri era difficile da affrontare, anche una semplice carezza sulla testa poteva rivelarsi un disastro… mamma mia come ho vissuto male quel periodo… anzi, come non ho vissuto quel periodo.

Se potessi tornare indietro, con la maturità di adesso, non permetterei ad una cosa così futile di impedirmi di vivere la mia vita… nessuno potrà mai ridarmi gli anni del liceo, nessuno potrà mai permettermi di fare le esperienze che si fanno a quell’età…

A complicare ulteriormente tutto c’ero io, dovevo fare i conti con me stessa, che sono sempre così vera, così sincera… come potevo non dire ad un’amica che quelli non erano capelli veri, come potevo essere così falsa e vivere nella menzogna.
Per non parlare dell’amore, come potevo eventualmente uscire con un ragazzo per poi rivelargli che non ero così, che la vera Adriana era pelata…
Mi ricordo che per gradi, uno alla volta, alla fine quasi tutti scoprivano il mio segreto… ero io stessa a rivelarlo, e più lo sapevano, più io stavo meglio con me stessa.
Come è strana la vita, sono dovuta arrivare a 16 anni per rendermi conto che il vero problema, quello che veramente stava influenzando così tanto la mia vita, quello che mi stava impedendo di vivere le più comuni esperienze, era quella stupida parrucca.

Questo lo ricordo come la svolta nella mia vita, la migliore decisione che abbia mai preso… sono così fiera di me!

Quando andavo al mare coi miei, in genere portavo la parrucca il meno possibile, soprattutto di giorno non era concepibile stare in spiaggia senza poter fare il bagno, e poi la parrucca si sarebbe rovinata con l’acqua di mare. Così andavo in giro col foulard sotto lo sguardo incuriosito della gente, forte del fatto che lì non mi conosceva nessuno.

Avevo oramai 16 anni, il mio corpo aveva cominciato a cambiare, cominciavo a diventare più donna e nonostante i continui insulti e la convinzione di essere brutta, mi piaceva vestirmi carina, nella speranza di essere notata.

Quasi mi vergogno a raccontarlo, mi fa anche un po’ ridere adesso, ma quell’anno ho cominciato ad aumentare la stima in me stessa grazie ai famosi apprezzamenti da camionista.

Già… quei commenti cretini che il più delle volte danno fastidio alla maggior parte delle donne, mi hanno invece aiutata tantissimo. Per la prima volta ho cominciato a pensare che forse, in fondo, anche col foulard, anche senza capelli, magari potevo essere bella lo stesso… magari potevo essere notata anch’io.

Non è difficile immaginare che il problema più grande che una ragazza a quell’età deve affrontare è l’amore, soprattutto un’eterna sognatrice romantica come ero io.

Non è stato facile innamorarsi e non essere mai corrisposta, andare alle feste ed essere sempre la più brutta, quella con cui nemmeno si poteva ballare “che sei matto?!Con Adriana no, vacci te”. L’eterna amica, mai un fiore, mai una lettera d’amore, mai il tanto sospirato primo bacio…
Beh tornata dalle vacanze quell’anno, ho preso la decisione: mai più con la parrucca, voglio essere me stessa, voglio vivere la mia vita.

Avevamo comprato un po’ di foulard diversi con mamma, in modo da poterli abbinare ai vestiti e quel giorno ne avevo uno bellissimo color salmone, pieno di fiori.

Col cuore in gola ho chiuso la porta dietro di me e mi sono avviata per strada… è incredibile ma per descrivere la sensazione che provavo, l’unico paragone che mi viene in testa è la nudità… ero nuda davanti a tutti, ma più forte e più cosciente di me stessa.

Mamma non me l’ha mai detto, ma era preoccupatissima quel giorno, si era affacciata alla finestra per seguire con lo sguardo la figlia nel tentativo di proteggerla.

Come sarebbe andata?
Come sarei tornata a casa?

Mi stavo riprendendo la mia vita ed era una cosa che dovevo affrontare da sola.
Non è stato troppo difficile, pochi metri e già i primi apprezzamenti da alcuni ragazzi che passavano in motorino… “Dio santo, stava funzionando!!”.
Il primo, grande e più importante passo verso la soluzione di tutto era stato fatto!

È stato un cammino tormentato quello che mi ha portata fino ad oggi, ho analizzato e rianalizzato me stessa milioni di volte, nelle più molteplici situazioni.
Ho imparato a conoscermi a fondo, a razionalizzare le mie emozioni e a trovare la forza di affrontare le mie paure.

Ora so chi sono, so quanto valgo e conosco bene i miei limiti.
Fa tutto parte di me, della mia personalità così complessa.
Conoscere così bene se stessi aiuta ad ottenere risultati.

La vita sentimentale continuava ad essere un disastro, ma almeno cominciavo a fare anch’io le mie esperienze e mi buttavo a capofitto nello studio e nel lavoro… il mio sacro rifugio.

Nella vita lavorativa il mio aspetto fisico non contava poi così tanto e mi sentivo molto più sicura di me stessa.
Mi sono laureata col massimo dei voti e ho trovato il coraggio di andare fino in Germania per un colloquio… mi hanno presa!
Ora lavoro in un laboratorio di ricerca per il dottorato in biologia molecolare, parlo inglese, conosco gente da tutto il mondo, ho cominciato a viaggiare… i miei sogni si stanno realizzando.
E alla fine anche quello che sembrava impossibile è accaduto.

Mi sono innamorata di un uomo straordinario che mi ha accettata per quello che sono, e che mi trova fantastica nonostante tutto.
Un uomo che probabilmente non avrei nemmeno notato, se non fosse che questa mia condizione mi ha insegnato a non fermarmi alle apparenze, e a conoscere le persone prima di giudicarle… cosa posso volere di più? Non mi interessa più riavere i miei capelli, oramai va benissimo così, non ne ho più bisogno!

Il motivo che mi ha spinta a scrivere una sorta di testimonianza è un pensiero ricorrente nella mia testa: altre bambine stanno soffrendo per lo stesso problema, altre bambine potrebbero aver bisogno di conoscere una soluzione diversa al problema, altre bambine potrebbero aver bisogno di capire che non è detto che l’unica via di uscita sia la ricrescita dei capelli.

Mi ricordo perfettamente com’ero a quell’età, quanto avevo bisogno di aiuto, di parlare con qualcuno, ma quanto poi ogni tentativo si rivelava inutile… “tu non sei come me non puoi capire, che ne sai tu di cosa significa non avere i capelli, tu hai una vita normale non puoi nemmeno immaginare”.
Beh io so cosa significa, io sono esattamente come loro e ancora oggi devo affrontare questo problema ogni giorno, ogni volta che mi guardo allo specchio e non mi vedo poi così bella.

Io vorrei essere un esempio per loro, vorrei poterle convincere del fatto che si può avere una vita fantastica anche senza capelli, vorrei che capissero che in qualche modo questa può essere una fortuna.

Una fortuna perché ci permette di avere una crescita interiore che pochi hanno, una fortuna perché alla fine non è un problema così insormontabile come sembra.

Forse se a quell’età avessi potuto incontrare qualcuno come me,qualcuno che mi avesse permesso di proiettare la mia immagine in un futuro felice anche senza capelli, forse sarei riuscita ad accettare prima la situazione, forse sarei riuscita prima a concentrarmi sulla mia vita invece di fossilizzarmi solo su un unico pensiero: vivrò quando ricresceranno i capelli.

Forse mi sarebbe stato di aiuto se qualcuno mi avesse fatto notare che forse i capelli non sarebbero mai ricresciuti, ma io non potevo certo permettere che la mia vita trascorresse di fianco a me senza che io la vivessi.

Forse oggi posso avere la possibilità di aiutare quella bambina di 12 anni chiusa in casa con la morte nel cuore!

Adriana