È da tanto che pensavo di buttare giù una bozza di quella che è stata la mia esperienza, di quanto una cosa così futile come la perdita dei capelli mi abbia condizionato la vita.

Adesso all’età di 28 anni, con una diversa maturità e con una maggiore accettazione di me stessa, sono in grado di guardare indietro e razionalizzare tutto quanto.

Non ho mai accettato completamente la perdita dei miei capelli, ancora oggi evito di guardarmi allo specchio troppo a lungo e porto sempre un foulard sulla testa a coprire la mia “menomazione”.

Sembra assurdo ed esagerato, ma per una donna la perdita dei capelli è un forte attacco alla propria femminilità, è una fonte continua di insicurezza che condiziona in maniera illimitata la propria vita, le proprie emozioni, le relazioni umane.

Affrontare un tale vortice di emozioni e paure non è facile, soprattutto se sei estremamente sensibile, attenta agli atteggiamenti degli altri perché in continua ricerca di approvazione… e soprattutto se tutto questo comincia alla tenera età di 9 anni per poi esplodere del tutto a 12 anni. E’ la fine di tutto, ti chiudi in casa in lacrime sperando che sia solo un brutto sogno; pensi che sei stata punita per qualcosa che hai fatto, ma che presto sarai perdonata… e invece niente, i giorni passano e non cambia niente, ti senti solo risucchiata in questo baratro nero e non trovi un appiglio per riaffiorare in superficie…
 “Devi andare a scuola…” A scuola? Ma come faccio ad affrontare tutti quegli sguardi, le prese in giro… io non voglio andare a scuola, non voglio più vedere nessuno… Dio ti prego fammi morire, non ce la faccio… non posso affrontare tutto questo… da sola”.

Sembra incredibile, ma tutt’oggi mentre scrivo le emozioni di quella bambina di 12 anni, gli occhi mi si riempiono di lacrime e non riesco a smettere di piangere.

Quanta sofferenza…

Torniamo però a razionalizzare, niente succede per niente.

Ogni cosa, bella o brutta che sia, accade nella nostra vita per una ragione… il difficile è trovare un senso!

Sono fermamente convinta che senza questo piccolo imprevisto, oggi non sarei la persona che sono. In qualche modo quello che sembrava un problema insormontabile e la fine di tutto, è stato invece una specie di dono, qualcosa che ha reso speciale la mia vita e che mi ha permesso di essere unica.
 Lo so che sembra assurdo, ma oggi c’è una parte di me che è felice di aver affrontato tutto questo.

Finora ho ottenuto dalla vita tutto quello che volevo.

Mi sono concentrata sullo studio perché all’inizio era l’unica fonte di soddisfazione, gli unici successi nella mia vita. Poi però dalla massa di persone superficiali che si fermava alla semplice apparenza, sono emerse tante persone valide, tante persone che valeva la pena di conoscere.

Ho cominciato ad avvalermi di questa mia diversità per fare una prima selezione delle persone a cui potevo aprire le porte del mio cuore… e ha funzionato. Piano piano crescendo e andando avanti in quello che è stato il mio percorso finora, sono riuscita a sorridere di nuovo alla vita, a pensare alle cose belle che valeva la pena di vivere… non posso credere che ho desiderato di morire.

Ma proseguiamo per gradi.

La prima volta che ho sentito parlare di alopecia avevo 9 anni, era il giorno della mia prima comunione e mentre mi sistemava i capelli per il gran giorno, la mia mamma si è accorta che erano comparse della chiazze senza capelli proprio dietro le orecchie… cosa sarà mai? Niente di grave… spero. Siamo andate quasi subito dalla pediatra che mi ha fatto incontrare un dermatologo: si chiama alopecia, ma si può curare con delle creme da mettere in testa.
E’ cominciata così una lunga serie di cure che sembravano momentaneamente funzionare.

Ogni anno i capelli cadevano d’inverno, con la comparse di chiazze vuote sulla testa sempre più grandi, e ogni anno ricrescevano in estate.

Ancora però non potevo nemmeno vagamente immaginare a cosa sarei andata incontro.

La comitiva di amichetti cominciava a rendersi conto del problema, che diventava sempre più evidente, e a riempirmi di apprezzamenti… era cominciato l’inferno.

È pazzesco quanto a quell’età siano fondamentali l’aspetto fisico e gli abiti firmati, soprattutto se vivi, per pura casualità, in un quartiere di gente piena di soldi, mentre i tuoi faticano a fanno enormi sacrifici per crescere 3 figli.

Io non avevo la possibilità di comprare abiti o scarpe firmate ed ora non ero più neanche “normale” nell’aspetto esteriore, così venivo in qualche modo emarginata. “Tanto i capelli ricresceranno e allora vedremo chi è pelata, chi è brutta”… non potevo sapere che invece da lì a pochi anni la situazione sarebbe precipitata.

I ricordi di quel periodo della mia vita sono ovviamente lontani e offuscati. Ci sono però dei momenti, delle sensazioni così forti che sono rimaste impresse nella mia mente e nel mio cuore, indelebili, e rievocano immagini così chiare dal passato, che quasi sembra ieri.

Avevo 12 anni, ero ormai in seconda media con tutta una serie di problemi che tutti gli adolescenti devono affrontare a quella età… non doveva succedere così presto, ero solo una bambina.

Stavo facendo la doccia a casa e quando sono uscita dalla vasca da bagno, guardandomi per asciugarmi mi sono accorta che tutto il mio corpo era ricoperto di peli lunghissimi… no non peli… capelli (all’epoca li portavo a caschetto ma non troppo lunghi, per farli rinforzare mi dicevano).

Spaventata sono rientrata nella vasca a mi sono sciacquata via di dosso quella roba.

Poi col cuore in gola mi sono avvicinata allo specchio per capire cosa stava succedendo.

Ricordo benissimo che non potevo vedere da subito bene perché lo specchio era appannato dal vapore acqueo della doccia e solo dopo aver pulito con un panno ho capito. Metà della mia testa era completamente priva di capelli, erano caduti tutti per colpa dell’acqua… non poteva essere vero!

Un urlo di panico è uscito dalla mia gola per chiamare mamma, che ignara di tutto è corsa spaventata dal salone per vedere cosa succedeva.

Ancora oggi a volte chiamo la mia mamma con la stessa pretesa che lei possa fare qualcosa per risolvere qualsiasi problema, purtroppo però ancora non abbiamo trovato la bacchetta magica.

“Come faccio ad uscire così, mi prenderanno in giro tutti, mi vergogno… mamma fa qualcosa, ti prego aiutami”.

Avevo il compito di inglese il giorno dopo, e mamma dovette andare a scuola per spiegare ai professori la situazione.

Doveva spiegare perché la figlia di 12 anni non voleva più uscire di casa, perché si era chiusa in camera sua aspettando inerte che succedesse qualcosa, qualcosa che non l’avrebbe costretta a dover affrontare quella realtà.

Contattammo subito l’ospedale più importante nel campo dermatologico, e mi misero in lista d’attesa per il ricovero.

Passarono 3 mesi, giusto il tempo per far cadere anche l’altra metà dei capelli… oramai ero completamente calva.

Avevo però ripreso la scuola nel frattempo, non potevo perdere così tanti giorni. Allora l’idea: il mio primo foulard. Mamma mi mostrava le foto di lei in Brasile che lo portava spesso perché lì si usa così, per convincermi che nessuno si sarebbe accorto di niente, che poteva essere una nuova moda; e poi tanto era per poco tempo, di lì a poco sarei andata in ospedale e con la cura i capelli sarebbero ricresciuti di sicuro.

Ricordo ancora quando lei mi ha lasciata davanti la scuola col mio bel foulard viola in testa e tanta paura nel cuore… “come mi tratteranno adesso, cosa diranno?”. In classe, grazie anche all’intervento dei professori andava più o meno tutto bene, ma poi fuori era dura vederli ridere alle mie spalle; “pelata” era la parola che mi dicevano più spesso ed è la parola che ho odiato di più in tutta la mia vita…

È da allora che ho cominciato a camminare evitando gli sguardi della gente, a far finta di non accorgermi di niente perché faceva troppo male… “ricresceranno i capelli e tornerò bellissima, allora vedrete”.

Lentamente ho creato una specie di nube intorno a me per proteggermi da una realtà che non riuscivo ad accettare e tuttora, a volte mi sorprendo a camminare tra la gente “schivando” gli sguardi delle persone che mi circondano, per essere sicura di non incontrare occhi indiscreti che potrebbero intaccare la sicurezza in me stessa…

Quante lacrime ho versato…

Adesso che sono più grande capisco ancora di più quanta sofferenza ho causato alla mia mamma, quanto per un genitore debba essere doloroso vedere la propria bambina che soffre perché non può più vivere in maniera normale la sua vita. Essere totalmente impotente davanti al suo dolore, non poter fare niente se non affidarsi a decine di dottori e fare sacrifici per pagare le innumerevoli cure… mi si stringe il cuore quando torno indietro con la mente al mio primo ricovero… per la prima volta ho visto la mia mamma piangere perché doveva lasciare sua figlia da sola in quell’ospedale ad affrontare questa orrenda realtà… ma c’erano i miei fratellini, lei non poteva restare tutto il tempo con me… e così ancora sacrifici, lasciava loro a scuola e passava da me tutti i giorni, ma solo per un’oretta perché doveva prendere i mezzi e ci voleva un’eternità fino all’ospedale, per poi tornare a casa per preparare il pranzo.

Io rimanevo così sola e spaventata, ma mi facevo forza per non far stare ancora più male la mia mamma… e poi la sera passava papà a vedere come andava, come stava la sua bambina che doveva assolutamente trovare il coraggio di reagire e sconfiggere tutto quel male… ecco sto piangendo di nuovo, ma qui entrano in gioco troppe emozioni, mi dispiace così tanto che i miei abbiano sofferto tanto a causa mia… all’età di 12 anni mi sono trovata a dover capire che in realtà anche i miei genitori potevano essere fragili, che anche loro erano impotenti davanti a certe piccole ma grandi difficoltà… non erano invincibili come pensavo e adesso stava a me fare qualcosa… “reagisci ti prego”…

Il periodo di ricovero si è rivelato alla fine una specie di avventura, fatta di nuovi amici conosciuti tra i letti dell’ospedale, ma anche di vecchi amici che sono venuti a trovarmi pieni di regali… ricominciavo a sentirmi importante, tante persone si preoccupavano per me…

Dopo tutta una serie di analisi sono stata dimessa, ovviamente il miracolo non era avvenuto, non mi erano ricresciuti i capelli… ci voleva tempo, dovevo pazientare e continuare le cura a casa.

Nel frattempo uno degli psicologi con cui avevo fatto terapia, aveva suggerito ai miei di comprarmi una parrucca per la testa, magari coi capelli corti per mascherare il tutto, solo il tempo necessario ai miei capelli per ricrescere, così nessuno si sarebbe accorto di nulla.

Ricordo che all’epoca questo significava una spesa pazzesca per le possibilità dei miei, ma ho avuto comunque la possibilità di comprare la mia parrucca, grazie ai miei professori … ebbene sì, a quella età ho cominciato a dover guardare con occhi diversi un po’ tutto… anche i professori in realtà erano estremamente umani e si erano commossi davanti alla mia sofferenza, così avevano fatto una colletta per permettere ai miei una parrucca… non solo, la professoressa di matematica conosceva un posto dove andare e ci avrebbe accompagnate. Ho qualche ricordo di quel posto pieno di manichini per le parrucche, capelli ovunque. A me sarebbe piaciuta una parrucca coi capelli lunghi, sono sempre stata una fanatica dei capelli lunghi… ricordo che con mia cugina facevamo a gara ogni anno a chi li aveva più lunghi ed era da un po’ oramai che perdevo… però secondo tutti l’idea dei capelli corti, il più simile possibile ai miei, sarebbe stata la cosa migliore, così appena sarebbero ricresciuti i miei capelli la differenza non sarebbe stata troppo evidente.
I capelli non sono mai ricresciuti, il tempo passava e io continuavo a domandarmi quando sarebbe successo.

Ovviamente continuavamo a tentare ogni cosa, dalla medicina tradizionale all’omeopatia, dalle continue preghiere a qualche pensiero sul tentare con la magia… ma niente.

I dottori si prodigavano nello spiegarmi le innumerevoli ragioni che potevano aver causato il problema, tutti tentavano di convincermi che sicuramente si poteva risolvere il problema, ma dovevo volerlo.

A volte penso che gli adulti dovrebbero imparare a pesare un po’ di più le parole, dovrebbero fermarsi a riflettere sulle conseguenze che possono avere le cose dette a una bambina disperata.

“Sicuramente - mi dicevano - c’era una forte componente psicologica, magari un trauma in famiglia, la forte gelosia nei confronti dei fratellini…”
Ne avevo avuti 2 in troppo rapida successione, non ero più la cocca di casa.

E poi avevo già una personalità complessa, ero molto chiusa, non esternavo le emozioni e quelle cercavano una via di uscita, il mio fisico aveva bisogno di uno sfogo e lo trovava nel punto più debole: i capelli.

Infine c’era il discorso ormonale, l’adolescenza è un periodo difficile, il fisico di una donna subisce tanti cambiamenti e solo alla fine dello sviluppo, verso i 18-20 anni la situazione ormonale si stabilizza di nuovo, tante persone avevano risolto il problema dopo lo sviluppo…

“18 anni? Non posso rimanere così fino a 18 anni. Dio ti prego non così a lungo, non posso farcela per così tanto tempo”…

Se ripenso a questi pensieri, ai conti che mi facevo continuamente nella testa su quanto a lungo potevo sopportare questa situazione… mi viene da sorridere, ho 28 anni e i capelli ancora non sono ricresciuti… eppure sono sopravvissuta lo stesso, eppure la mia vita è meravigliosa lo stesso… come cambiano le priorità, quanto bisogna maturare per accorgersi di quali cose contano davvero nella vita.

Non c’era nessun trauma, nessun problema evidente e in quanto al mio carattere, si sono molto emotiva e vivo qualsiasi cosa, anche la più insignificante, in maniera estremamente intensa facendomi carico non solo dei miei problemi, ma anche delle sofferenze degli altri… ma non credo sia questo il punto.
Il tempo continuava a passare e le cose non miglioravano granché. Nel frattempo continuavo a crescere e mi ritrovavo ad affrontare nuove problematiche.
Il liceo, le amicizie, le prime esperienze amorose (delle altre perché a me non mi guardava nessuno, per me erano solo delusioni).

Lentamente quella parrucca che avrebbe dovuto essere un aiuto, si stava trasformando nel problema principale.

Col passare del tempo si stava rovinando ed era sempre più evidente che non erano capelli veri, così l’incubo che qualcuno se ne accorgesse era sempre più una realtà, e di nuovo tanta insicurezza.

Non solo, a complicare tutto c’era il fatto che la parrucca era solo poggiata sulla testa e quindi la paura che potesse cadere davanti a tutti: una volta in motorino era quasi capitata la disgrazia, per fortuna ho sempre il mio angelo custode vicino e quando la parrucca è volata via ho avuto la prontezza di prenderla al volo e rimetterla alla ben meglio sulla testa…” come avrei fatto se l’avessi perduta, mi avrebbero visto tutti… che vergogna”. Così era un continuo evitare le situazioni “pericolose”: niente più motorino; non uscivo se c’era vento; non uscivo se era troppo caldo perché la parrucca mi dava fastidio… mamma mia quanto sudava la mia povera testolina lì sotto; ovviamente non andavo al mare con gli amici; non andavo a ballare perché anche lì si suda e una botta in testa per sbaglio può sempre capitare… e, aggiungerei, così via.

Il contatto fisico con gli altri era difficile da affrontare, anche una semplice carezza sulla testa poteva rivelarsi un disastro… mamma mia come ho vissuto male quel periodo… anzi, come non ho vissuto quel periodo.

Se potessi tornare indietro, con la maturità di adesso, non permetterei ad una cosa così futile di impedirmi di vivere la mia vita… nessuno potrà mai ridarmi gli anni del liceo, nessuno potrà mai permettermi di fare le esperienze che si fanno a quell’età…

A complicare ulteriormente tutto c’ero io, dovevo fare i conti con me stessa, che sono sempre così vera, così sincera… come potevo non dire ad un’amica che quelli non erano capelli veri, come potevo essere così falsa e vivere nella menzogna.
Per non parlare dell’amore, come potevo eventualmente uscire con un ragazzo per poi rivelargli che non ero così, che la vera Adriana era pelata…
Mi ricordo che per gradi, uno alla volta, alla fine quasi tutti scoprivano il mio segreto… ero io stessa a rivelarlo, e più lo sapevano, più io stavo meglio con me stessa.
Come è strana la vita, sono dovuta arrivare a 16 anni per rendermi conto che il vero problema, quello che veramente stava influenzando così tanto la mia vita, quello che mi stava impedendo di vivere le più comuni esperienze, era quella stupida parrucca.

Questo lo ricordo come la svolta nella mia vita, la migliore decisione che abbia mai preso… sono così fiera di me!

Quando andavo al mare coi miei, in genere portavo la parrucca il meno possibile, soprattutto di giorno non era concepibile stare in spiaggia senza poter fare il bagno, e poi la parrucca si sarebbe rovinata con l’acqua di mare. Così andavo in giro col foulard sotto lo sguardo incuriosito della gente, forte del fatto che lì non mi conosceva nessuno.

Avevo oramai 16 anni, il mio corpo aveva cominciato a cambiare, cominciavo a diventare più donna e nonostante i continui insulti e la convinzione di essere brutta, mi piaceva vestirmi carina, nella speranza di essere notata.

Quasi mi vergogno a raccontarlo, mi fa anche un po’ ridere adesso, ma quell’anno ho cominciato ad aumentare la stima in me stessa grazie ai famosi apprezzamenti da camionista.

Già… quei commenti cretini che il più delle volte danno fastidio alla maggior parte delle donne, mi hanno invece aiutata tantissimo. Per la prima volta ho cominciato a pensare che forse, in fondo, anche col foulard, anche senza capelli, magari potevo essere bella lo stesso… magari potevo essere notata anch’io.

Non è difficile immaginare che il problema più grande che una ragazza a quell’età deve affrontare è l’amore, soprattutto un’eterna sognatrice romantica come ero io.

Non è stato facile innamorarsi e non essere mai corrisposta, andare alle feste ed essere sempre la più brutta, quella con cui nemmeno si poteva ballare “che sei matto?!Con Adriana no, vacci te”. L’eterna amica, mai un fiore, mai una lettera d’amore, mai il tanto sospirato primo bacio…
Beh tornata dalle vacanze quell’anno, ho preso la decisione: mai più con la parrucca, voglio essere me stessa, voglio vivere la mia vita.

Avevamo comprato un po’ di foulard diversi con mamma, in modo da poterli abbinare ai vestiti e quel giorno ne avevo uno bellissimo color salmone, pieno di fiori.

Col cuore in gola ho chiuso la porta dietro di me e mi sono avviata per strada… è incredibile ma per descrivere la sensazione che provavo, l’unico paragone che mi viene in testa è la nudità… ero nuda davanti a tutti, ma più forte e più cosciente di me stessa.

Mamma non me l’ha mai detto, ma era preoccupatissima quel giorno, si era affacciata alla finestra per seguire con lo sguardo la figlia nel tentativo di proteggerla.

Come sarebbe andata?
Come sarei tornata a casa?

Mi stavo riprendendo la mia vita ed era una cosa che dovevo affrontare da sola.
Non è stato troppo difficile, pochi metri e già i primi apprezzamenti da alcuni ragazzi che passavano in motorino… “Dio santo, stava funzionando!!”.
Il primo, grande e più importante passo verso la soluzione di tutto era stato fatto!

È stato un cammino tormentato quello che mi ha portata fino ad oggi, ho analizzato e rianalizzato me stessa milioni di volte, nelle più molteplici situazioni.
Ho imparato a conoscermi a fondo, a razionalizzare le mie emozioni e a trovare la forza di affrontare le mie paure.

Ora so chi sono, so quanto valgo e conosco bene i miei limiti.
Fa tutto parte di me, della mia personalità così complessa.
Conoscere così bene se stessi aiuta ad ottenere risultati.

La vita sentimentale continuava ad essere un disastro, ma almeno cominciavo a fare anch’io le mie esperienze e mi buttavo a capofitto nello studio e nel lavoro… il mio sacro rifugio.

Nella vita lavorativa il mio aspetto fisico non contava poi così tanto e mi sentivo molto più sicura di me stessa.
Mi sono laureata col massimo dei voti e ho trovato il coraggio di andare fino in Germania per un colloquio… mi hanno presa!
Ora lavoro in un laboratorio di ricerca per il dottorato in biologia molecolare, parlo inglese, conosco gente da tutto il mondo, ho cominciato a viaggiare… i miei sogni si stanno realizzando.
E alla fine anche quello che sembrava impossibile è accaduto.

Mi sono innamorata di un uomo straordinario che mi ha accettata per quello che sono, e che mi trova fantastica nonostante tutto.
Un uomo che probabilmente non avrei nemmeno notato, se non fosse che questa mia condizione mi ha insegnato a non fermarmi alle apparenze, e a conoscere le persone prima di giudicarle… cosa posso volere di più? Non mi interessa più riavere i miei capelli, oramai va benissimo così, non ne ho più bisogno!

Il motivo che mi ha spinta a scrivere una sorta di testimonianza è un pensiero ricorrente nella mia testa: altre bambine stanno soffrendo per lo stesso problema, altre bambine potrebbero aver bisogno di conoscere una soluzione diversa al problema, altre bambine potrebbero aver bisogno di capire che non è detto che l’unica via di uscita sia la ricrescita dei capelli.

Mi ricordo perfettamente com’ero a quell’età, quanto avevo bisogno di aiuto, di parlare con qualcuno, ma quanto poi ogni tentativo si rivelava inutile… “tu non sei come me non puoi capire, che ne sai tu di cosa significa non avere i capelli, tu hai una vita normale non puoi nemmeno immaginare”.
Beh io so cosa significa, io sono esattamente come loro e ancora oggi devo affrontare questo problema ogni giorno, ogni volta che mi guardo allo specchio e non mi vedo poi così bella.

Io vorrei essere un esempio per loro, vorrei poterle convincere del fatto che si può avere una vita fantastica anche senza capelli, vorrei che capissero che in qualche modo questa può essere una fortuna.

Una fortuna perché ci permette di avere una crescita interiore che pochi hanno, una fortuna perché alla fine non è un problema così insormontabile come sembra.

Forse se a quell’età avessi potuto incontrare qualcuno come me,qualcuno che mi avesse permesso di proiettare la mia immagine in un futuro felice anche senza capelli, forse sarei riuscita ad accettare prima la situazione, forse sarei riuscita prima a concentrarmi sulla mia vita invece di fossilizzarmi solo su un unico pensiero: vivrò quando ricresceranno i capelli.

Forse mi sarebbe stato di aiuto se qualcuno mi avesse fatto notare che forse i capelli non sarebbero mai ricresciuti, ma io non potevo certo permettere che la mia vita trascorresse di fianco a me senza che io la vivessi.

Forse oggi posso avere la possibilità di aiutare quella bambina di 12 anni chiusa in casa con la morte nel cuore!

Adriana