La prima volta che l’ho conosciuta ero nei primi anni dell’elementari. Ho un ricordo vago, ricordo che indossavo tanti capellini carini fatti a mano dalla mia mamma e che mi stupivo che questo creasse tanto interesse da parte degli altri.

Ben impresse invece ho alcune sale di aspetto di medici, l’ansia di mia mamma, le iniezione nella cute, i lunghi viaggi in macchina dal paese alla città per il consulto presso il luminare esperto di turno.

A testimone concreto di tutto ciò conservo le foto della prima comunione.

Poi ricrescono.

La malattia si è ripresentata quando frequentavo le medie. E da preadolescente mi ha dato sicuramente più fastidio. Nessun capellino, solo foulard, da cui uscivano i capelli sopravvissuti. E la sensazione di essere sempre guardata, additata come quella diversa, strana per qualche ragione misteriosa. C’era un’altra ragazza che portava il foulard come me, ma aveva la leucemia, e attorno ad essa c’era un alone di santità e di commozione, che chiaramente attorno a me non c’era.

Di nuovo la processione negli studi medici, fino ad approdare ad un dermatologo un po’ anziano, gentile, paterno, che abbandona le cure aggressive fatte fin ora e dal quel momento la cura si svolge in modo più soft.

Unico ricordo sgradevole, il ricovero in ospedale di un settimana, angosciante perché nulla mi veniva detto direttamente. Io non mi sentivo malata e non capivo il perché del mio stare in ospedale senza mai sapere se quello trascorso fosse o meno l’ultimo giorno di permanenza e che cosa mi avrebbero fatto se fossi rimasta.

Ricrescono.

Dopo dopo i vent’anni riecco le chiazzette.

Nel frattempo sono diventata da poco vegetariana e mi sento adulta. Decido di non andare da nessun dermatologo. Mi fido di un erborista e mi curo con tisane e complementi alimentari.

Ricrescono in fretta.

Cambio casa, città, situazioni, amori, portandomi scritta sull’agenda (riscritta di anno in anno) la formula della tisana, un po’ come un talismano.
Mi sposo e dopo qualche anno eccola lì di nuovo: la prima chiazzetta.

Che fare?

Ricomincio il pellegrinaggio con la certezza che prima o poi ricrescono. Ho perso però la formula della tisana miracolosa.
Nel frattempo i capelli cadono, ricrescono, ricadono.

I vari medici consultati, dermatologi, naturopati, omeopati, danno risposte diverse, le seguo per un anno, due, tre, ma se la situazione peggiora e le risposte mediche sono contraddittorie rispetto a quanto affermato nelle visite precedenti, li abbandono e ricomincio a cercare.
Continuano a cadere.

Poi per caso, quasi improvvisamente, sul grande mare del web trovo la mail list delle volpine. Fino al quel momento neppure sapevo che il termine della malattia deriva dal termine greco di volpe.

Mi si allarga il cuore.

Non sono più sola.

Non sono l’unica ad avere certi pensieri, non sono l’unica ad non entrare più dal parrucchiere, non sono l’unica i cui conoscenti hanno riempito di consigli perché con loro sistema passa subito, non solo l’unica che ha aspettato davanti ad una porta di uno studio medico, per sentirsi poi dire che “Lei è sicuramente una persona molto stressata, anche se lo nega, si prenda queste medicine, ma non si aspetti di guarire” oppure “Guardi, basta questo sciampo, e vedrà che guarisce in fretta”, ecc. ecc.

Ma soprattutto ho un sacco di amiche/ci in più sparse/i per tutt’Italia, spelacchiate/i e non.
E speriamo ricrescano!