Ciao,
sono Barbara, AU dal 2002. E iniziare così sembra già di partecipare a una riunione dell’anonima alcolisti. Quindi non va bene. Teniamo buono il “ciao sono Barbara” e ricominciamo.

Ci sono molti modi di affrontare le difficoltà della vita. Il più comune, purtroppo, è quello di incurvare le spalle, spegnere lo sguardo e sentirsi i più sfigati dell’Universo (e anche degli universi che ancora non conosciamo). Così facendo in realtà lo diventiamo anche, sfigati, attorniandoci di energie negative che non se ne vanno più. Energie che a volte, ahimè, prendono anche sembianze umane: abbiamo una mamma che ci compatisce, abbiamo amici che ci danno pacche sulle spalle, spalle su cui piangere, scatole intere di cleenex a disposizione. E’ un circolo vizioso, tutto triste e allagato di lacrime, magoni, pensieri scuri.

Così è anche per noi che abbiamo l’AA.

Ci succede questa cosa ed entriamo subito in conformazione da depressione, da centro esatto di congiura cosmica. Ci vergogniamo, ci intristiamo, ci agitiamo e ci convinciamo molto in fretta (troppo in fretta?) che la nostra vita non sarà mai più la stessa. E ci sentiamo discriminati, da tutti, dai più almeno.

Ora, Vi dico una cosa.

Veniamo discriminati perché siamo tristi e pallosissimi, non perché non abbiamo i capelli.

Ma chissenefrega dei capelli. Non sono funzionali a nulla, i capelli.

La verità è che una persona triste, depressa, insicura, ansiosa, spenta non piace. Ma non si è mai visto che una persona non piaccia per via dei capelli o dei non capelli. Sono stata fortunata, perché ho un caratteraccio.

Quando ho perso i capelli (sì sì tutti, in un mese, a mazzi... solita storia insomma) ho cominciato a vedere nuvoloni neri di compassione e tristezza addensarsi al mio orizzonte: il che per un mesetto magari ti fa anche gioco.

Overdose di coccole, attenzioni che mai nella vita, interesse sincero verso me e ciò che stavo vivendo. Ma poi che palle! Tutta sta gente intorno, tutti a dire la loro, a fare congetture. E io spaesata e triste in mezzo a tutto questo baillame.

E più diventavo triste, più la mia cerchia mi si stringeva intorno e meno riuscivo a comunicare con l’esterno, a ricalarmi nella mia realtà.

Che è quella di una persona perfettamente sana, con un caratteraccio, con senso dell’ironia, ma senza capelli. Notate come stona la parola capelli in mezzo a connotazioni di tipo caratteriale? Da quando una mano influisce sul nostro umore in modo determinante? O un neo? O la cellulite? (ok ok la cellulite sì).
Quindi perché i capelli sì?

Mi sono scossa in fretta, grazie anche all’aiuto delle volpine certo, e alla mia consapevolezza di non voler essere una persona triste, pallosa, complessata e quindi discriminata.

Un atteggiamento positivo attira atteggiamenti positivi. E’ una legge di natura. Come il suo contrario. Quindi possiamo liberamente scegliere da che parte stare.  Per i capelli posso fare poco o niente, al momento. E non sono disposta a fare niente che possa anche minimamente compromettere cose più serie dei capelli.

Ho detto no a immunosopressori, cortisone e altre tecniche aggressive. Ho scelto l’omeopatia. Ho riavuto le sopracciglia e le ciglia. I capelli vanno e vengono. Adesso sono andati. So, da tempo, che è un qualcosa su cui non posso far conto. Ma, onestamente, prima di perderli, facevo conto sui capelli per cosa? Magari sono un po’ brusca, lo so. Magari anche antipatica, va bene. Dopo l’AA, ma anche prima per la verità, ho avuto prove più dure. Ho sofferto infinitamente di più per altre cose che davvero hanno cambiato il corso della mia vita.

Non è che chiodo scaccia chiodo, ma che tutto debba essere messo in una giusta prospettiva sì, di questo ne sono convinta.

E se l’AA fosse l’occasione giusta per tirare fuori la nostra vera personalità e imparare a volerci bene sul serio?

Barbara