Non ho nostalgia dei miei capelli, semplicemente perché non ho il benché minimo ricordo di loro.
Li ho persi a poco più di tre anni più di cinquant’anni fa.

Patty e Marti

Cadevano a ciocche e ricordo quando mamma mi portò dal barbiere a rasarli, secondo lei si sarebbero rinforzati.

Ricordo anche la vergogna che ho provato nell’uscire dal negozio e la sensazione di sentirmi “nuda” di fronte al mondo, sensazione che ho riprovato anni dopo, in seconda media, quando nell’ora di ricreazione mi hanno tolto la parrucca.

Sette sezioni per tre classi, una marea di ragazzini e un urlo lacerante: il mio!

Ecco succedeva di nuovo. 
Io sola e indifesa, ancora nuda davanti a tutti.

Da li è iniziato un periodo di prese in giro di tutti i tipi che è durato anni mentre io desideravo solamente una cosa: diventare trasparente.
Sono stata una bambina che ha urlato molto il suo disagio e il suo dolore ma quell’urlo, il più delle volte, mi è sempre rimasto strozzato in gola.
Le poche volte che ho provato a parlarne con mamma vedevo i suoi occhi riempirsi di lacrime e io non volevo sentirmi responsabile. Cosi ho smesso, crescendo taciturna, fragile e insicura. Sono diventata donna, moglie e madre e da madre ho dovuto urlare il mio dolore ancora più forte quando ho scoperto che Martina, mia figlia, manifestava i segni della mia stessa malattia.
Aveva tredici anni.

No, la vita non poteva essere cosi crudele con me, non poteva darmi un peso cosi grande da portare. Lei, la persona che più amo al mondo, condannata al mio stesso destino. Da me.

Sono stati anni bui e tormentati, alla spasmodica ricerca di una cura miracolosa, tra crescite e ricadute, speranze puntualmente disattese e un senso di colpa devastante.

So, per quel che riguarda l’alopecia, di essere stata per Martina una buona palestra, di aver rappresentato tutto quello che lei non voleva diventare.

Circa tre anni fa ha deciso di rasare quel poco che le era rimasto in testa, due ciuffi di capelli ai lati che chiamavamo le “tendine”. Era domenica ed ero a pranzo da mia sorella.

Mi ha mandato una foto con la sua bella testolina scalza e su quella foto ho versato lacrime amare pensando: “ Ecco lei come me, è la fine………” Ma sbagliavo perché non è stata la fine ma un nuovo inizio fatto di piccoli passi verso l’accettazione, di piccoli traguardi faticosamente raggiunti e di una nuova consapevolezza.

E mi sono riscoperta forte, fortissima come mai avrei potuto immaginare.
L’alopecia areata che per tanti anni ha letteralmente governato la mia vita ora non mi fa più paura e non provo più vergogna. Fa parte di me e cerco di trasformarla in una opportunità, in una risorsa.

Fondamentale è stato l’incontro e la scoperta di Asaa, leggere tante storie e ritrovarmi in ognuna di loro, sentirmi compresa e non più sola.

In questa foto, che cosi bene ci rappresenta, c’è tutta la mia vita. Ci sono le mie lacrime, le mie paure, le mie ansie, il mio sentirmi inadeguata, i miei sensi di colpa ma soprattutto la gioia e l’orgoglio di essere madre, di una figlia perfettamente imperfetta, come me.