Nella Reggia di Colorno (Parma), da quattro anni si svolge il Festival della Lentezza. Una cornice incantevole in cui ha trovato spazio anche Asaa Onlus. La mostra “Mettiti nei miei panni!” è stata esposta per tutta la durata dell’evento, dal 15 al 17 giugno, e ha permesso a tante persone di fermarsi incuriosite.

“È stata l’occasione per uscire dalla nostra nicchia - ha spiegato Alessandra Sbarra, presidente Asaa - perché decine e decine di persone che non conoscevano l’alopecia si sono fermate per saperne qualcosa di più”. I commenti che abbiamo registrato sono stati davvero particolari e i bambini sembravano non riuscissero a non toccare i ritratti. “Rimanevano colpiti o perché non sapevano nulla dell'alopecia e della sua esistenza o perché pensavano alla manifestazione di un trattamento oncologico - ha aggiunto Sbarra - ma i visitatori sono stati colpiti dalla capacità delle foto di trasformare in forma di serenità e gioia un disagio molto forte, trasformando il dolore in qualcosa di gentile”.

All'inaugurazione della mostra, sabato 16 giugno, è intervenuta anche la sindaca di Colorno, Michela Canova, che ha sottolineato i punti essenziali del progetto: trasformare in punto di forza una debolezza.
Il tema di questa edizione del Festival della Lentezza era “Coltivare le differenze”, obiettivo raggiunto secondo Francesca Fadda, vicepresidente di Asaa Onlus: “All’interno di questa manifestazione le centinaia di persone che sono passate nel nostro spazio hanno imparato che c’è un'altra differenza”.
Il tempo e l’alopecia sono strettamente legati tra loro: la velocità con cui investe la nostra vita, il tempo sospeso in attesa di reagire e il tempo per riprendersi e scegliere con quale spirito andare avanti in un nuovo capitolo della nostra vita. “Non solo è lento il percorso di accoglienza e di accettazione dell’Alopecia, ma è lenta l’emersione della conoscenza della patologia a livello sociale, anche per la lentezza della ricerca scientifica: non si investe nella ricerca della patologia perché non implica il rischio di morte, non compromette la qualità della vita secondo quanto ripetono i medici ma sappiamo che non è così” ha concluso Fadda.