Marta Bianco

Autrice del libro A Testa Scalza, la capigliatura tra presenze e assenze.
Ribalta e retroscena. L’Alopecia come patologia dell’interazione sociale

 

Diceva il noto antropologo Marcell Mauss che il corpo è un oggetto sociale e culturale e che ogni nostro gesto, movimento, comportamento passa attraverso la mediazione della società. Anche il modo con cui portiamo i capelli. L’immagine della “donna chiomata” è qualcosa di forte e durevole e quando non si è in grado di soddisfare questo requisito ci si porta addosso una differenza, uno “stigma” diceva il sociologo Erving Goffmann.

Come lo gestiscono e lo affrontano quotidianamente le persone affette da alopecia? Partendo dalla considerazione che l’identità è qualcosa di mobile che si costruisce costantemente all’interno delle relazioni quotidiane e che ognuno di noi desidera proiettare sull’altro un’immagine di sé coerente e rispettabile secondo i canoni della società, il mio studio, supportato dalla raccolta delle storie di vita, giunge alla conclusione che l’alopecia, oltre che un problema di tipo psicologico, possa anche essere definita una patologia dell’interazione sociale.

 

 

Marta Bianco è nata e cresciuta a Torino, 33 anni (ma ancora da compiere!) e un bimbo di 4, ha una laurea di primo livello in Scienze dei Beni Culturali e una specialistica in Antropologia culturale. La sua tesi di laurea, dal titolo “A testa scalza. La capigliatura tra presenze e assenze” è diventata un libro edito da Edizioni Mediche Scientifiche. Attualmente e felicemente è una libraia per bambini dopo per aver frequentato un Master in Pedagogia della Lettura e Formazione di librai e bibliotecari per ragazzi a Roma Tre. La sua libreria si chiama Bufò e si è da poco trasferita da Ciriè a Torino.
“Ho i piedi ben piantati nei sogni” è il suo slogan. Nel lavoro come nella vita.

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